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Una sorprendente ricerca condotta da due studiosi italiani ha rivelato che gli scafisti utilizzano le emoji come linguaggio segreto per organizzare la tratta dei migranti. Questo codice simbolico, apparentemente innocuo, consente di trasmettere istruzioni su rotte, pagamenti e contatti senza essere intercettati dai sistemi di controllo
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Tutto è iniziato da un’intuizione. I due ricercatori, uno dell’Università della Tuscia e l’altro della Statale di Milano, stavano analizzando i contenuti condivisi su alcune piattaforme di messaggistica e social media. In particolare, osservavano come venissero diffusi video e messaggi indirizzati a potenziali migranti, spesso sotto forma di contenuti apparentemente banali. Ma c’era qualcosa di strano. Quelle sequenze di emoji, inserite in contesti ambigui, sembravano dire più di quanto apparisse a prima vista.
Il “Codice del migrante”: una grammatica fatta di emoji
Da lì è partito uno studio sistematico, presentato lo scorso 27 settembre a Palazzo Salviati durante un convegno del Centro Alti Studi della Difesa. I due ricercatori hanno chiamato la loro scoperta “Il Codice del migrante”: una sorta di linguaggio simbolico, basato esclusivamente su emoji, con il quale i trafficanti riescono a comunicare istruzioni, accordi e promesse ai migranti che vogliono raggiungere l’Europa.